Condividi sui social
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Cassazione penale, sez. III, sentenza 05/07/2012 n° 26074

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

Sentenza 7 marzo – 5 luglio 2012, n. 26074

(Presidente De Maio – Relatore Rosi)

Fatto e diritto

Rilevato che, con sentenza del 5 novembre 2010, il Tribunale di Napoli ha condannato I.G. alla pena di euro 250 di ammenda, e lo ha dichiarato colpevole del reato di cui agli artt. 8, comma 9, e 389 lett. e) del D.P.R. n. 547 del 1955 come modificati dagli artt. 33 d.lgs. n. 626 del 1994, e 26 del d.lgs. n. 754 del 1994, perché, in qualità di legale rappresentante della ditta IMI SUD s.r.l., non aveva segnalato in modo chiaramente visibile i pericoli derivanti dalla pavimentazione dell’azienda che risultava sconnessa per la presenza di numerose buche ed avvallamenti tali da risultare pericolosi per la circolazione pedonale delle maestranze; nonché del reato di cui agli artt. 8, comma 5, e 389 lett. e), del D.P.R. n. 547 del 1955 come modificati dagli artt. 33 d.lgs. n. 626 del 1994, e 26 del d.lgs. n. 754 del 1994, perché, nella predetta qualità, non aveva predisposto ed evidenziato le vie di circolazione per i carrelli sollevatori e/o altri mezzi di locomozione o trasporto. Fatti accertati in Casoria, il 24 marzo 2006;

che avverso la sentenza, il ricorrente ha proposto, tramite il proprio difensore, ricorso per cassazione deducendo l’erronea applicazione della legge penale, nonché il difetto di motivazione in relazione ai capi di imputazione art. 8 del D.P.R. n. 547 del 1955 come modificato dal d.lgs. n. 626 del 1994. Il ricorrente avrebbe eseguito i lavori di pavimentazione e di creazione dei percorsi protetti per le maestranze, ed avrebbe pagato la sanzione amministrativa nei termini. Tali circostanze non sarebbero state prese in considerazione dal giudice di prime cure, il quale avrebbe omesso altresì di considerare se l’adempimento delle prescrizioni imposte prima dell’esercizio dell’azione penale avesse comportato l’estinzione dei reato;

Considerato che il ricorso è generico e manifestamente infondato, in quanto il ricorrente non specifica alcun motivo che abbia viziato la decisione, limitandosi ad una generica lagnanza sull’avvenuto pagamento della sanzione amministrativa e ripristino dello stato dei luoghi, e che, di contro, la sentenza impugnata è provvista di congrua e logica motivazione avuto riguardo all’elemento oggettivo e soggettivo del reato contestato;

che inoltre, il giudice di merito ha esposto con argomentazione coerente gli elementi probatori acquisiti e valutati nel rispetto delle norme di legge;

cha il fatto contestato attiene ad una trasgressione di un obbligo di rilevanza penale del tutto diverso da quello amministrativo riferito dal ricorrente e che, comunque, non è previsto dalla legge che l’adempimento successivo dell’obbligo imposto comporti l’estinzione del reato e che, peraltro, il giudice di merito ha dato atto della mancanza di tale adempimento in quanto, nel corso del secondo sopralluogo, era stato constatato che lo I. aveva ottemperato solo parzialmente alle prescrizioni, in quanto non risultava presente alcuna evidenziazione dei passaggi pedonali;

che alla declaratoria di inammissibilità del ricorso, in forza del disposto di cui all’art. 616 c.p.p., consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di mille euro in favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro mille in favore della Cassa delle ammende.


Questo contenuto é riservato ai soli iscritti. Se sei già registrato esegui l'accesso. I nuovi utenti possono registrarsi usando il form sottostante.

Utenti collegati esistenti

1 × 5 =

   
Nuova Registrazione Utente
*Campo obbligatorio