Focus Mascherine e Facciali Filtranti

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Mascherine chirurgiche           mascherina chirurgica

Le “mascherine chirurgiche”, devono essere prodotte nel rispetto della norma tecnica UNI EN 14683:2019 (scaricabile gratuitamente dal sito https://www.uni.com), in cui vengono indicate le caratteristiche e metodi di prova.

Tra le caratteristiche sono indicati i seguenti requisiti:

  • resistenza a schizzi liquidi
  • traspirabilità
  • efficienza di filtrazione batterica
  • sterilità da microbi, batteri, virus.

Nella norma tecnica di riferimento UNI EN ISO 10993-1:2010 (scaricabile gratuitamente dal sito https://www.uni.com) troviamo invece le disposizioni a carattere generale per i dispositivi medici e prevede valutazione e prove all’interno di un processo di gestione del rischio.

Le mascherine chirurgiche hanno lo scopo di evitare che, chi le indossa contamini l’ambiente e trasmetta un patogeno attraverso i propri liquidi biologici emessi dalla bocca o dal naso.

Esse quindi limitano, in parte, la trasmissione di agenti infettivi da persona infetta a persona non infetta e ricadono nell’ambito dei dispositivi medici di cui al D.Lgs. 24 febbraio 1997, n.46 e s.m.i..

Solitamente sono utilizzate in ambiente ospedaliero e in luoghi ove si presti assistenza a pazienti (ad esempio case della salute, ambulatori medici, ambulatori dentistici, ecc).


Facciali Filtranti FFP1, FFP2 e FFP3
Facciale Filtrante

I facciali filtranti (ultimamente chiamati impropriamente mascherine) del tipo FFP1, FFP2 e FFP3 sono utilizzati in ambienti di tipo industriale, ospedaliero ed assistenziale per proteggere l’utilizzatore da agenti esterni che sono diversi dal rischio biologico (es: prodotti chimici pericolosi per la salute, polveri, aeresol dispersi nell’ambiente); questi dispositivi sono certificati ai sensi di quanto previsto dal D.lgs. n. 475/1992 e costruite sulla base di norme tecniche armonizzate (UNI EN 149:2009, scaricabili gratuitamente dal sito https://www.uni.com).

La norma tecnica UNI EN 149:2009 specifica i requisiti minimi per le semi-maschere filtranti antipolvere, utilizzate come dispositivi di protezione delle vie respiratorie (denominate FFP1, FPP2 e FPP3), ai fini di garantirne le caratteristiche di efficienza, traspirabilità, stabilità della struttura attraverso prove e test tecnici.

Il produttore, oltre a dichiarare nel libretto di uso e manutenzione (istruzioni) a quali tipologie di utilizzo sono adatti e/o non adatti (quindi dichiarare l’uso prevedibile), deve apporre anche dei pittogrammi che identificano in modo semplicistico, i tipi di rischio da cui sono “provate” e quindi ne abbassano l’indice.

Nella tabella seguente sono elencate le caratteristiche di ogni nomenclatura + relativo campo di applicazione:

Classi di filtro

Campi di applicazione e limiti d’uso

Filtro di bassa efficienza di tipo P1 o FFP1 (protezione fino a 4 volte il valore TLV)

·         massimo per lavori con scarsa concentrazione di polveri e in caso di polveri poco pericolose

Filtro di media efficienza di tipo P2 o FFP2 (protezione fino a 10 volte il valore TLV)

·         polveri minerali (ad es. polveri di miscelatura, cemento, scavo di roccia)

·         polveri fibrose (ad es. lana di vetro e di roccia, non protegge dalle fibre di amianto)

·         fumi di saldatura di acciai non legati o basso-legati (non rivestiti, superficie pulita)*

·         polveri di smerigliatura (ad es. di metalli, materiali sintetici, vernici)

·         polveri di legno (eccetto faggio, quercia)

·         polveri organiche (ad es. farine, cereali, cotone)

·         polveri e nebbie contaminati da agenti biologici (muffe, batteri, virus ecc.)

·         non protegge dalle polveri cancerogene (categoria C1A e C1B)

Filtro di alta efficienza di tipo P3 o FFP3 (protezione fino a 30 volte il valore TLV)

·         fumi di saldatura di acciai rivestiti e alto-legati

·         polveri contenenti quarzo (ad es. sabbia di quarzo, granito)

·         polveri e nebbie fortemente contaminati da agenti biologici (muffe, batteri, virus ecc.)

·         polveri cancerogene (sostanze di categoria C1A e C1B, ad es. faggio e quercia, fibre ceramiche, cromati e metalli come nichel, cadmio, cobalto, berillio e i loro composti)

Classi di filtro

I filtri antipolvere sono suddivisi nelle classi P1, P2 e P3, maggiore è la classe, maggiore è l’efficienza filtrante e quindi il grado di protezione.

In particolare, i facciali filtranti monouso riportano la dicitura «FF» prima della classe del filtro, ossia FFP1, FFP2 e FFP3.

Queste maschere hanno spesso una durata d’uso limitata a un solo turno di lavoro ( 8 ore) o comunque quanto indicato dal costruttore sul manuale d’uso che accompagna il dispositivo.

I materiali filtranti con cui sono realizzate sono prevalentemente materiali in TNT (Tessuto Non Tessuto) di diverse caratteristiche, e di vari strati interni ed esterni, che proteggono dalle polveri e dagli aerosol (nebbia).

Alcuni facciali filtranti, hanno inseriti anche i filtri a carbone attivo possono essere efficaci contro i cattivi odori, ma non proteggono dai gas e dai vapori nocivi alla salute.

La scelta della classe varia in base alla concentrazione di polveri e al valore limite imposto sul posto di lavoro (valore TLV).

Se non si conosce la concentrazione di polveri, tenuto conto della migliore capacità di separazione, è necessario orientarsi come minimo sulla classe FFP2 o P2 o superiore FFP3 o P3.

Se servono fattori di protezione più elevati, bisogna optare per le maschere intere, i respiratori a ventilazione assistita oppure per i respiratori indipendenti dall’aria ambiente.

Di cosa bisogna tener conto quando si utilizzano i DPI delle vie respiratorie?

L’utilizzo di facciali filtranti o semi-maschere di protezione hanno un’elevata resistenza respiratoria (ad es. sistemi filtranti) e quindi sono causa affaticamento. Il tempo di utilizzo deve pertanto essere limitato. La possibile durata dipende anche dalla temperatura ambiente, dalla concentrazione della sostanza da filtrare, dall’intensità dell’attività fisica e comunque dalle condizioni micro-ambientali presenti nell’edificio in uso. Non è raccomandato lavorare più di tre ore con le maschere con filtro senza supporto di ventilazione. Per le attività che richiedono l’uso di dispositivi di protezione delle vie respiratorie devono essere previste delle pause fisse, di almeno mezz’ora per recuperare.


Corretta utilizzazione della maschera o facciale filtrante

Per sapere come regolare la maschera in base alla forma del viso è necessario consultare il manuale d’uso. È importante che la maschera aderisca perfettamente al volto (es: no barba, corretta individuazione della parte alta, corretto tiraggio degli elastici, uso di altri DPI, etc…).


Conservazione

Le maschere, i facciali e/o comunque i filtri in genere, non in uso devono essere conservati in un luogo pulito e asciutto, non devono essere esposte agli agenti atmosferici che ne potrebbero modificare e/o inficiare la capacità filtrante.

Le maschere monouso pieghevoli devono essere imballate singolarmente. In questo modo restano pulite fino al momento dell’uso e possono essere portate con sé senza problemi.

Le semi-maschere, i facciali filtranti e comunque i filtri in genere se non diversamente indicato dal costruttore, sono usa e getta, quindi non possono essere riutilizzate.

 
Altri tipi di “mascherine o facciali filtranti”    mascherine diverse

Ogni altra mascherina reperibile in commercio, diversa da quelle sopra elencate, non è un dispositivo medico né un dispositivo di protezione individuale; può essere prodotta ai sensi dell’art. 16, comma 2, del D.L. 18/2020, sotto la responsabilità del produttore che deve comunque garantire la sicurezza del prodotto (a titolo meramente esemplificativo: che i materiali utilizzati non sono noti per causare irritazione o qualsiasi altro effetto nocivo per la salute, non sono altamente infiammabili, ecc.).

Per queste mascherine non è prevista alcuna valutazione dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’INAIL.

Le mascherine in questione non possono essere utilizzate in ambiente ospedaliero o assistenziale, in quanto non hanno i requisiti tecnici dei dispositivi medici e dei dispositivi di protezione individuale.

Chi la indossa deve comunque rispettare le norme precauzionali sul distanziamento sociale e le altre introdotte per fronteggiare l’emergenza Covid-19.

Per il corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale consulta il Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità COVID-19 n. 2/2020

 

Norme specifiche:

Altre norme correlate:

  • UNI EN 143 – Filtri antipolvere;
  • UNI EN 405 – Semimaschere filtranti antigas o antigas e antipolvere dotate di valvole
  • UNI EN 529 – Dispositivi di protezione delle vie respiratorie – Raccomandazioni per la selezione, l’uso, la cura e la manutenzione – Documento guida;

CONCLUSIONI

E’ chiaro che nello scenario emergenziale posto in atto dai contagi da agenti patogeni sconosciuti, come ad esempio il #corona virus (covid19), in cui si è accertato che la principale fonte di contagio è il droplet (goccioline di liquido biologico) emesso da persona infetta, il primo pensiero di tutti è stato di “proteggere” le alte vie respiratorie con una “mascherina” di cui si è fatto e si stà facendo un ricorso massivo, ma aimè, se ne stà facendo un uso poco consono ai reali limiti.

Sicuramente, l’uso di una qualsiasi mascherina o facciale filtrante, è un ottima modalità di ABBASSARE IL RISCHIO DI CONTAGIO, ma che comunque permane in considerazione del fatto che assieme alla mascherina/facciale filtrante, bisognerebbe indossare anche degli occhiali antinfortunistici e/o uno schermo per proteggere gli occhi che sono una seconda via d’accesso a virus e batteri; inoltre dovremmo essere ligi alle norme comuni di igiene personale (es: lavarci le mani quando fruiamo ambienti non igienizzati a uso non esclusivo, etcc…); inoltre l’indossare un qualsiasi DPI o mascherina/facciale filtrante può far perdere la PERCEZIONE DEL RISCHIO, favorendo comportamenti INPRUDENTI e favorendo in maniera inconscia l’esposizione alla fonte di rischio!

Sono conscio che questo articolo non è sicuramente ESAUSTIVO, ma sicuramente è una lettura che può essere utile per un eventuale orientamento nella scelta ed uso cosciente dei facciali filtranti e mascherine o DPI in genere, che propone una chiave di lettura sia per l’utente professionale che per l’utente non professionale.

Rimango comunque a disposizione per ulteriori domande specifiche sull’argomento e analisi di comportamenti particolari.

Pescara, 06/04/2020 ultimo aggioramento: 07/04/2020

Dott. Fernando COLASACCO

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